- reset +

Fiorella Fiore - Sedimenti

PDFStampaE-mail


La negazione del mero dato figurativo, avvenuta nel Secondo Dopoguerra e nota ai più sotto la denominazione di "Arte Informale", è stata una delle rivoluzioni più significative della Storia dell'Arte. Certo, prima c'erano state le avanguardie: Picasso, Kandinskij, Mondrian, tutti artisti che avevano modificato la figura, astraendola, anche fino ad annullarla. Ma con l'Informale non c'è solo più astrazione: diviene protagonista la materia, che si sostituisce ai colori e al disegno, spesso alla tela stessa. Oggi, in un contesto come quello dell'Arte Contemporanea, in cui si sviluppano i più diversi e contradditori linguaggi creativi, e dove la sperimentazione è continua, a volte con risultati più eclatanti che significativi, viene spesso dimenticata la reale portata di un'operazione così audace, che ha esteso i suoi effetti travalicando i confini europei e creato capolavori assoluti. Artisti come Alberto Burri o Antoni Tàpies, solo per citarne alcuni, trovarono in questo modo la formula adatta per comunicare ciò che non poteva essere descritto, l'orrore della Seconda Guerra Mondiale, dando così sostanza all'incubo. Questa breve ma, necessaria, introduzione aiuta a capire i motivi per i quali Irene Albano abbia fatto della materia il medium prediletto per esprimere la sua poetica.

Grazie ad essa si sviluppa un vero e proprio racconto, che lo spettatore è invitato a leggere negli strati che si ricorrono tra colore e supporto, tra i sedimenti lasciati da foglie, rami, fiori, colti direttamente dal territorio e manipolati dall'artista. Terra, polvere, fuoco sono gli elementi che ricorrono più spesso, e che si amalgamano all'acrilico steso a volte con colpi di pennello corposi, decisi, audaci, altre con velature delicate che si sovrappongono tra di loro, creando nuovi effetti di luce e colore. E' questo l'alfabeto di una scrittura visiva che racconta di natura e distruzione, temi cari all'artista e attuali in un contesto odierno che vede una terra, come quella lucana, al centro di un dibattito imprescindibile sulla necessità di portare avanti lo sviluppo economico e il doveroso rispetto per l'ambiente. Una riflessione che si manifesta negli elementi organici divenuti inermi tra le mani dell'artista, ingabbiati in reti e trame, nuovi materiali protagonisti della produzione più recente, evoluzione di quella ricerca che, pur mantenendosi fedele a se stessa, continua a sperimentare e progredire. Irene Albano riesce a congelare la delicatezza di un fiore, le nervature di una foglia, le rughe dei rami tra le trame del colore, facendone rimanere intatta la grazia, ma privandoli di ogni soffio vitale. Essi diventano altro, artificio, creazione dell'uomo, eco di un'antica e possente bellezza, quella sublime che appartiene alla Natura. Queste opere, quindi, sono ovviamente creazioni; ma sono necessariamente anche altro, reliquie: portatrici di un monito che tocca le corde emotive di una coscienza collettiva.
Fiorella Fiore