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Maria Torelli - Testo critico per la raccolta "Combustioni" - 2012

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Orizzonte non è solo la linea irraggiungibile che racchiude I'ideale della prospettiva, ma anche il punto focale delle nostre aspirazioni. E' quel luogo ideale che confonde in un unico aspetto forma e colore, e insieme il Paese di tutti i miti e di tutti i tesori. Per ognuno di noi ha un significato differente, custodisce simboli e intenzioni personali.

L'orizzonte di Irene Albano è profondamente ancorato alla realtà: lo si evince dall'uso di un supporto quale la tavola e dalla semplificazione del suo gesto. Nonostante questo, ella è in grado, nei suoi quadri, di sfumarlo, di annullarlo, di inglobarlo in un'unica e potente campitura.

 Le forme si moltiplicano, potenziando l'effetto della bruciatura aggiungendo lampi di oscurità al vibrare delle tinte cariche e vitali, per creare una sorta di luminismo al contrario, in linea con una ricerca personale estremamente ricettiva. Oltrepassata questa linea indistruttibile, si può procedere alla ricostruzione della verità.

 

Come un filosofo presocratico, l'artista ci invita così a chiederci quale sia l'arché, il principio indispensabile cui tutto dobbiamo, compresa la nostra esistenza: è l'acqua, che dà vita a piante e animali, o il fuoco, senza il cui calore non potremmo resistere? È la terra che tutti ci sostiene e ci sfama, o la preziosa, purissima invisibile aria? Riflessione non da poco, in un momento in cui tutte queste risorse sembrano minacciate. Irene Albano ci pone questa domanda con grazia mostrandocinon tanto i possibili esiti disastrosi delle nostre azioni, ma la Bellezza che gli elementi creano continuamente da che il cosmo ha avuto inizio. Le sue Combustioni creano cieli attraversati da nuvole, la vertigine di profondità marine, colori saturi che rimandano a latitudini tropicali, a fotografie aeree di grandi deserti o immense foreste. Non semplice Naturalismo, ma sentimento della Natura come fonte originaria dell'arte: i fiori possono diventare cattedrali, i boschi colonnati, le foglie ispirare alla mente opere di architettura, gioielli, invenzioni. Le forme e le tracce si trasformano sotto la potenza clastica; e il fuoco interiore produce, a partire da queste, nuove idee, innumerevoli variazioni sul tema dell'Utile, del Buono, del Possibile.

Da un tale percorso deriva un abbandono graduale del figurativismo che rappresenta la necessità di vivere in un mondo rinnovato, che non guardi più all'universo con occhi e parametri umani, ma che si compenetri nel Tutto. Lontanissimi echi del Suprematismo di Malevic, certo, ma con una necessità tutta modema di non fermarsi ad una asettica purezza.

Piacevole alla vista senza diventare oleografico, elegante senza intellettualismi, così è il segno di Irene Albano, capace di reinventare l' immagine con delicatnzza e vigore, come solo la sensibilità femminile è in grado di fare, recando impercettibili fondi di una lieve malinconia impressionista temperati dalla gioia della sperimentazione. L'invito è a perdersi nel colore, nelle piccole increspature di materia combusta, e come in una visualizzazione creativa sperimentare tutti i sensi uniti in uno, col solo ausilio della mente. Per creare una simile alchimia è necessaria una Seconda Vista, quella dell'arte, e Irene Albano sa aprire i suoi e i nostri occhi.