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Maria Torelli - testo critico per la raccolta "La Terza Metamorfosi" - 2010

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E’ sempre un rischio fare arte ispirandosi alla stratificata e troppo spesso banalizzata accoppiata donna-fiore: è come scrivere in rima nell’età del verso sciolto, di più, in un’epoca che rifiuta il concetto stesso della poesia. Eppure Irene Albano non teme questa sfida e va oltre i significati tradizionali del ritratto, della natura morta, unendoli, capovolgendoli, rinominando le parti. In breve, osservando col vero sguardo dell’arte un soggetto e rivestendolo di significati attualissimi, non ultima l’immagine cara ai mistici di ogni tempo e luogo, del cammino interiore in cui l’anima si fa tutt’uno col mondo naturale.

 

In queste Composizioni l’associazione estetica non è mai esibita, è intima, invita all’esperienza tattile nella consistenza della materia che diventa morbida e calda come carne umana, levigata: l’incarnato dei volti è simile al petalo dei fiori, la pianta, anche quando domina da sola lo spazio dell’opera, è sensuale ed umana. Ogni elemento si trasfigura nell’altro fluidamente, in elementi ricorrenti di forme, di sensazioni, in cui il punto di vista è di volta in volta leggermente diverso, e chiede in virtù di questo spostamento un surplus di attenzione.

 

 L’artista parte dal concetto stesso di metamorfosi nella cultura odierna: c’è quella del mito, che trasfigura uomini o donne in alberi, spesso epilogo di storie d’amore sfortunate con gli dei. Nelle composizioni di Irene Albano, l’elemento divino sembra assente, ad uno sguardo distratto. Come ignorare ad una seconda riflessione, il profondo collegamento che c’è invece tra entrambe le parti e la sovrumana potenza creatrice?                                            Il fiore in molte culture antiche, fra cui quella egizia, rappresenta l'origine dell'universo: secondo la cosmogonia di Eliopoli, infatti, dal fiore di loto, spuntato dal limo che era l'unica cosa esistente prima della creazione, nacque Ra, e da questi il mondo; ancora, nella cultura indiana e buddista, un fiore è il principio femminile autocreato.

E c'è la metamorfosi della zoologia: l'animale che imita l'ambiente naturale oppure le fattezze di un essere diverso per predare o per sottrarsi ai predatori. Fiori e donne rappresentano spesso la Terra, la pace, una certa maniera di mediare i conflitti, e infatti i volti raffigurati sono pervasi di una grande serenità. Sull'altro piatto della bilancia pesa d'altronde il secolare pregiudizio sulla crudeltà di fondo della bellezza, sulla donna come pianta carnivora che attira con le sue forme per poi divorare con lenta e composta grazia.

Belles dames sans merci o Madonne piene di virtù, questo appare il bivio ancora oggi. Irene Albano propende per una terza via: veri esserei metamorfici, compositi appunto, come ci viene suggerito fin dall'inizio. Queste figure femminili hanno la forza di certe icone bizantine dagli occhi obliqui e allungati, mescolano santità e desiderio in un emblema di quel Sacro Femminino con cui molti oggi si riempiono la bocca, ma che pochissimi sanno riconoscere. Complesse e problematiche, senza essere disfunzionali, sottilmente perturbanti, quasi fluttuanti nello spazio eppure così vicine. "Oggetti" preziosi mandati nel mondo  a confrontarsi con esso, senza paura di sporcarsi o di essere rovinati.

Nella complessità dei toni, sfumature delicate e campiture decise; nella varietà della texture; nei contenuti, ma che non sfuggono alla logica rettangolare del quadro da appendere alla parete: l'artista ci mostra come sia di fatto impossibile comprimere un mondo così plurale - quale donna accetterebbe mai di sentirsi completamente uguale ad un'altra?- ma che per rendere l'idea della immensa varietà è sufficiente uno scarto, una variazione impercettibile e però fondante .Da qui la concezione classica – mai affettata o didascalica -  delle forme, composte e lievemente malinconiche, in cui l’incontro delle due figure non è un’interferenza, ma un dialogo estetico che evoca sogni e immagini: l’artificiale trasmuta in naturale, il sintetico diviene organico.

Una poetica che deve obbligatoriamente passare per il figurativismo, mezzo espressivo d'elezione quando si vuole comunicare un messggio nel modo più efficace, senza essere semplicistico, anzi rarefatto, ottenuto per via di togliere. Bocca-corolla, occhi-pistilli, donna-fiore. Fiore haiku,donna ikebana.